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Cinzia

Seminario esperienziale "LA MORTE E LA RINASCITA"

Sono trascorsi poco più di due mesi da quelle giornate di giugno in cui ci siamo ritrovati per affrontare e vivere insieme, in un clima di tranquillità e pace, il tema della morte e della rinascita.

Non so voi, ma per quel che mi concerne le sensazioni, le emozioni e i sentimenti sono e restano ancora estremamente vivi dentro il mio cuore.

In questo periodo ognuno di noi è tornato ad occuparsi delle cose di sempre, la famiglia, lo studio, il lavoro, gli amici… ma in che modo stiamo affrontando il tutto? Con le medesime modalità di sempre?  O qualche cosa in noi è cambiato?  

Io credo di si!

I giorni vissuti insieme sono stati importanti perché hanno lasciato una scia considerevole nelle azioni e soprattutto nei pensieri.  Pensieri senza ombra di dubbio più profondi e consapevoli, pensieri che ci inducono ad agiti oserei dire più riflessivi considerate le tematiche che abbiamo avuto il coraggio di affrontare direttamente.

Mi scopro spesso a cercare tra la posta ricevuta la lettera che avevo scritto e mi chiedo quando Alberto  ce la invierà… sarà una forte emozione. Ne sono certa!

Coscientemente non ho voluto scrivere alcuna riga sull’argomento appena rientrata perché temevo che il tutto diventasse troppo intriso di emozioni ancora vive e forti  ma ora sento che è giunto il momento di ricordare e di condividere poche riflessioni con chi ha percorso il mio stesso cammino.

Come ho avuto il modo di dire più volte non avevo attese specifiche, ma semplicemente ho preso ogni attività con  curiosità ed interesse.  Ed è stata la chiave di lettura più serena che potessi (per la mia persona) dare; infatti tale approccio mi ha consentito di evitare qualsiasi forma d’ansia o di attesa che poteva inficiare il mio stato di quiete e benessere.

Strano, non trovate, parlare di benessere affrontando un argomento (la morte) che – solo a citarlo – provoca paura, dolore, angoscia?

Eppure per me è stato così. Ho accettato con tranquillità tutto: anche i momenti che più mi hanno costretto ad una introspezione personale oltre che a mettermi nei panni di colei che deve lasciare il mondo terreno così presto… ancora troppo presto..

E’ stato un tempo di grandi emozioni, grandi bilanci, di grandi lasciti.

Ciò di cui io per prima mi sono meravigliata è stata la grande creatività che è emersa (del tutto spontanea) nella raffigurazione di alcuni percorsi personali. Il contatto con i materiali dell’infanzia (fogli, colori, etc), la ricerca di elementi naturali (i bastoncini di legno, i fiori etc.) hanno risvegliato quel fanciullo che sonnecchia in ognuno di noi  e che quasi con orgoglio infantile si è di colpo risvegliato con una consapevolezza diversa, adulta, cosciente, ragionata, ma ancora carica di amore.

Ciò che mi è mancato (ma che non ho volutamente fatto) è stata la predisposizione di un “diario serale” della giornata, delle emozioni,  sentimenti, timori provati nel corso dell’esperienza. Temevo che per me fosse “troppo” proprio in un momento così difficile (un mese dopo la scomparsa di mia madre dopo tre anni di grave malattia). E, con il senno di poi, ho fatto la cosa più giusta, come sempre si fa quando si segue  il proprio istinto, i propri ancestrali respiri, quelli che non ti tradiscono mai e che ti guidano nella strada più consona alla tua persona.

In una parola? Mi sono fidata! Del mio sentire, dei conduttori, del gruppo, del luogo.

Ho apprezzato poi moltissimo la modalità del “lavoro in famiglia” (una piccola comunità nella grande comunità): ho imparato a conoscere meglio alcuni compagni di viaggio e ho trovato nuove sorelle e fratelli e con loro si è creata una sorta di forte affettività che mi faceva vivere quel momento come se davvero si trattasse di un rapporto familiare.

Efficace poi l’imposizione – a ritmo crescente – del silenzio. Un silenzio tanto dettato quanto interiormente sentito come inizialmente pesante ma, al termine, come liberatorio: e a ben pensarci, non poteva essere altrimenti.

Premetto che io non sono più giovanissima (oggi si dice “giovanile”…) quindi ho una certa “modalità di lettura” degli eventi, anche di quelli simulati.

Particolarmente toccante infatti per me è stato il percorso (effettuato all’aperto) della vita ricostruito con la fantasia e la creatività delle varie “famiglie”: impossibile non tornare indietro con la memoria, non ricordare, non ri-provare emozioni tanto lontane nel tempo quanto vicinissime nella mente e nel cuore. E anche in questo caso una consapevolezza nuova che mi ha portato a constatare quanti ricordi ho già accumulato nella mia vita, quante tappe già sono state compiute, cercando nel contempo di avvicinarmi con grande emozione a quelle che ancora mi attendono.

Davanti a quelle “tappe che ancora mancano”  (ricordo come se fosse ora) mi continuavo a chiedere se avrò ancora la forza, la voglia, il tempo per fare tutto ciò che ho in mente e la risposta (straziante) era ed è “non lo so”. Ed è davanti a questa misterica attesa, davanti all’ignoto, davanti al proprio sconosciuto destino che tutto sembra rallentare fino quasi a fermarsi per tirarti fuori profonde ed autentiche emozioni. Ma, per fortuna, questo dura poco; l’ancestrale istinto di sopravvivenza, la voglia di fare e di vivere mi pervade: è ancora troppo forte e la progettualità, ancora troppo aperta la mia mente alla curiosità e alle novità del futuro.

Spesso mi sorprendo (anche se non troppo, conoscendomi) a commuovermi sinceramente e profondamente  scorgendo le espressioni  emozionate degli altri e leggendo probabilmente  i miei stessi pensieri, le mie stesse ansie: tutto ci accomuna e io comprendo come siamo simili, come siano “piacevolmente veri”.

E’ stato un continuo  intercalare di emozioni e sentimenti ora forti, ora dolci (e quel pacchetto di fazzoletti che girovagava tra i cuscini nella stanza ne era tacito testimone), di convinzioni sfatate, di attese a volte faticose da sostenere.

Ed è stato proprio questo a radicare ancor più convinzioni già insite ma “toccate con mano” nell’occasione: vivere e non lasciarsi vivere, mai, fino alla fine.

E questa è una vera svolta: un momento di grande introspezione, un momento in cui ognuno deve fare i conti con se stesso, in cui ogni persona deve guardare dentro di sé ponendosi domande a volte scomode, quelle che generalmente non affrontiamo.

Ho vissuto questa esperienza con grande consapevolezza cercando di meditare su ogni singolo passaggio dell’incontro.  Moltissime sono state le domande che mi sono posta: Ho sprecato del tempo?  Cosa avrei potuto cambiare nella via vita? Ho ancora  una mia progettualità? Cosa mi attendo dal futuro? Come utilizzerò il tempo che mi resta? Voglio vivere o lasciarmi vivere dallo scorrere dell’esistenza? Voglio vivere o morire pur sopravvivendo biologicamente?

Ma soprattutto: questo cammino non è stato fatto per “prendere una pausa” dalle attività quotidiane, ma la fatica – che a tratti si è comunque manifestata soprattutto in taluni momenti che mi costringevano a guardare in faccia l’imminente “fine terrena” – è valsa alla rinnovata capacità di vedere il tutto in modo nuovo,  molto più profondo, riflessivo, introspettivo. 

Una capacità che, grazie a questa iniziativa, si è maggiormente acutizzata e che si manifesta nelle varie scelte della vita e nelle diverse relazioni. 

Mai infatti dovremmo dimenticarci che tutto ha un inizio ma anche una fine e che il percorso  - per ognuno di noi diverso - può interrompersi in qualsiasi momento: proprio per questo, forte diventa la necessità di vivere intensamente la nostra esistenza. Una intensità non certo fatta di sole azioni diverse e frenetiche ma un’intensità che diventa espressione  più pura di ogni aspetto profondo personale in cui ognuno è e si sente libero di essere veramente se stesso, espandendosi come luce nell’universo.

Condivisione, consapevolezza, fatica, lavoro, impegno, gioia, dolore, timori, curiosità, creatività, solidarietà, amicizia, calore, accoglienza, empatia, competenza, fiducia, capacità di mettersi in gioco, sono tutti termini che sento appartenere profondamente alla dimensione dell’intera iniziativa; e questo è estremamente importante considerato che mai per un momento l’ansia o l’angoscia si sono rese manifeste.

A perfetto corollario la presenza costante e affidabile di professionisti consapevoli di che cosa possono “smuovere” nel nostro animo la trattazione di argomenti così delicati. Professionisti a dire il vero un po’ “speciali”,  “diversi”: costantemente  presenti (di giorno e di notte): i nostri angeli custodi, amorevoli, contemporaneamente rispettosi delle distanze personali  ma all’occorrenza avvolgenti, protettivi, comprensivi, autenticamente leali  e sinceramente interessati al prossimo quale portatore di originalità  e sensibilità diverse.  Le differenti modalità espressive della parte maschile e quella femminile si sono fuse per dare vita ad un nuovo genere fatto di calore, sorrisi, ascolto in una generale atmosfera ovattata e protettiva dove tutto può accadere… a tutti coloro che sanno ascoltare ed accogliere incondizionatamente, con disincanto e in fiduciosa attesa.

Grazie a tutti Voi per aver condiviso questa esperienza importante ed indimenticabile.

Grazie per avermi lasciato nel cuore i Vostri visi, le Vostre espressioni, per aver condiviso i Vostri pensieri e le Vostre emozioni.

Grazie per avermi permesso di conoscerVi meglio.

Grazie per l’amicizia che continuate a darmi.

Cinzia

04 Settembre 2012

Anonimo

Seminario esperienziale "LA MORTE e LA RINASCITA"

Caro Alberto,
desidero ringraziarti per le emozioni sperimentate durante il seminario di Recoaro, che mi saranno comunque utili nel mio periodo di vita in Sicilia. Naturalmente estendo il mio ringraziamento a Rita, Max ed Erica, che mi sono sembrati sempre più in sintonia con te.

23 Giugno 2012

Barbara

Seminario esperienziale "LA MORTE e LA RINASCITA"

CUORE... PASSIONE... DEDIZIONE... COMPETENZA...
Abitano nelle Persone che con Impegno conducono queste Esperienze Straodinarie...

19 Giugno 2012

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