L’ adolescenza rappresenta un momento importante della vita perché è una transizione dall’ età infantile a quella adulta ed è  caratterizzata da una serie di cambiamenti sia fisici che psicologici. L’ adolescente si interroga su cosa gli stia accadendo sul corpo e tutto questo può avere risvolti importanti anche dal punto di vista mentale. Egli può vivere la paura del cambiamento fino ad angosciarsi per la ragione che è consapevole di quello che sta lasciando ma non sa a cosa sta andando incontro. E’ la paura, più o meno consapevole, di diventare “grande” e la presa di coscienza della propria fragilità. Quanto più l’ adolescente avverte la difficoltà ad affrontare i compiti specifici della propria fase di vita, tanto più può aumentare la comparsa di comportamenti definiti “a rischio”: ad es.  le frequentazioni di compagni più forti e per questo affascinanti e in grado di plagiarlo, oppure il non frequentare la scuola, oppure lasciarsi andare ad esperienze sessuali a rischio, oppure fare uso di sostanze stupefacenti o alcoliche, oppure mangiare in modo disordinato e inappropriato. I significati che l’ adolescente attribuisce a tali comportamenti sono connessi sia con lo stato di ricerca di un “nuovo” piacere, sia con problemi attinenti l’ area di socializzazione  e di ricerca di una nuova identità. Diventa una forma di sfida nei confronti dell’ autorità e degli adulti che si manifesta, quindi, con il rifiuto dell’ usuale e dell’ ordinario.


 E’ in questa fase della vita che si manifesta in larga misura il fenomeno dell’ anoressia (letteralmente: privazione della fame) e della bulimia (letteralmente: fame da bue).
La prima si manifesta con il rifiuto del cibo nel timore di ingrassare, la seconda con episodi di compulsione a mangiare in modo esagerato ed eccessivo, autoinducendosi poi il vomito per compenso.


ANORESSIA

 Nell’ anoressia vi è un’ alterata percezione del proprio corpo e della propria  fisicità, con il conseguente rifiuto a mantenere il proprio peso al di sopra del peso minimo normale. Interessa soprattutto il sesso femminile e si manifesta prevalentemente in giovani donne di età compresa tra i 14 e i 18 anni. In realtà l’ insorgenza di tale patologia mentale può insorgere molto più precocemente ma anche molto più tardivamente. E negli ultimi anni, inoltre, si sta affacciando a questa patologia anche il sesso maschile.
 L’ ottica psicologica chiama in causa una distorsione della propria immagine corporea, una sensazione di inefficienza e inadeguatezza determinate da una bassa autostima, rapporti conflittuali o modalità comunicative insufficienti in famiglia o di competizione con la madre. L’ anoressia in fase conclamata si manifesta con il rifiuto di assumere cibo in quantità adeguate fino a raggiungere l’ incapacità di farlo e vistoso calo di peso fino a raggiungere condizioni fisiche pericolose per la sopravvivenza(calo ponderale intorno al 15% rispetto al peso normale e BMI inferiore a 17).
 L’alimentazione quotidiana è quasi esclusivamente vegetariana, utilizza liquidi non calorici e i carboidrati, le proteine e i grassi vengono quasi completamente banditi. Le restrizioni alimentari sono  drammaticamente progressive e portano a segni di malnutrizione, notevole calo ponderale, edemi e gonfiori, versamenti pleurici e pericardici, astenia, insonnia, bradicardia, ipotensione arteriosa, alopecia, ipereccitabilità e irritabilità, disidratazione e alterazione dell’equilibrio idro-salino.


I segni tipici dell’ anoressia sono:

  - rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale per età e        statura, per cui il peso rimane al di sotto del 15% rispetto al previsto

  - Intensa paura di ingrassare o di acquisire peso, anche se sottopeso

  - Distorta percezione del proprio peso corporeo, delle proprie misure o delle proprie     forme

  - Assenza di almeno tre cicli mestruali in assenza di altre cause
   

 

 

BULIMIA

 La bulimia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da fenomeni di "abbuffate compulsive" frequenti, spesso accompagnate da atteggiamenti compensatori atti a prevenire l' aumento ponderale. La paziente bulimica quindi spesso vomita oppure usa lassativi o diuretici o digiuna o utilizza l' attività fisica per perdere il peso acquistato. L' autostima di queste persone viene seriamente compromessa dall' eccesso di peso, se c' è, oppure dalle forme del corpo e dall' aspetto fisico, in generale. Spesso accade che la paziente, proprio per i compensi che mette in atto sia normo-peso e frequentemente il comportamento bulimico rappresenta la fase successiva al fenomeno dell' anoressia.
 L' abbuffata compulsiva è un gesto che costringe la persona ad ingurgitare quantità di cibo così cospicue da essere di gran lunga superiori a quello che potrebbero mangiare le persone in generale. Questo gesto da un fugace senso di tranquillità subito seguito da un senso di colpa, di disgusto, di solitudine e di grande tristezza. Tuttavia si perpetua nel tempo, anche più volte al giorno, lasciando una grave sensazione di assenza totale di libertà, di inadeguatezza, di solutudine, di depressione e di scoraggiamento.
 Frequentemente la paziente bulimica riferisce di utilizzare questo comportamento come reazione all' ansia o ad episodi che la fanno sentire a disagio. Il denominatore comune è comunque un disagio fisico e la costante difficoltà a relazionarsi alla propria immagine.
 Dal punto di vista fisico la paziente presenta, quasi nella totalità dei casi, lesioni del tratto gastro-esofageo, infiammazioni della cavità orale, compromissione delle condizioni della dentatura e un volto spesso moderatamente gonfio per i ripetuti e prolungati sforzi di vomito messi in atto.
 Nel corso del Counseling emerge chiaramente una personalità impulsiva, caratterizzata da una spiccata incapacità a tollerare l' ansia, il disagio, la sofferenza e il senso di vuoto. Una delle emozioni dominanti è la paura e la rabbia alle quali reagisce mangiando.
 A differenza dell' anoressica, non è in grado di operare scelte coraggiose di autonomia, ma anzi è bisognosa di tutto, di grande affetto che non riesce a trovare, è affamata di amore e tutto questo viene agito con le abbuffate che tuttavia non fanno altro che ingigantire il suo senso di inadeguatezza e di incapacità di essere efficace.
 Utile in questi può essere un Counseling che riesca ad aumentare la sua autostima attraverso una elaborazione della propria immagine ed il vero soddisfacimento dei bisogni.

 

I segni tipici della bulimia sono:

- Episodi ricorrenti di abbuffate

- Sensazione di perdita di controllo sul proprio comportamento alimentare nel    corso delle abbuffate stesse

- Ricorso regolare al vomito autoindotto, ai lassativi e ai diuretici, a diete ferree o al digiuno oppure a intenso esercizio fisico per evitare un incremento ponderale

- Almeno due episodi settimanali di abbuffate e di condotte compensatorie per un periodo di almeno tre mesi

- Preoccupazione eccessiva e persistente per la forma e il peso corporeo

 Il comportamento anoressico si è verificato sovente anche nel corso della storia: in epoca medioevale svariate sono le storie di giovani fanciulle digiunatrici che, in odore di santità, utilizzavano questo metodo purificatorio per raggiungere obiettivi di “perfezione mistica”. Giovanna d’Arco, Santa Caterina da Siena e molte altre ne sono esempi descritti nella letteratura tramandata. Nel corso della storia poi, il digiuno ha perso il connotato religioso assumendone uno più spettacolare e addirittura politico: Gandhi in epoca recente e svariati politici in epoca attuale, hanno utilizzato il cibo non nella connotazione classica di “amore - nutrimento” ma per il conseguimento di un maggior potere.
 Nel fenomeno anoressico affamarsi significa rovesciare norme comportamentali acquisite nei secoli arrivando fino alla morte, come atto supremo di ribellione alla vita e rovesciando così ogni ordine costituito e celebrando in questo modo il dominio del corpo attraverso la negazione del piacere. E’ un desiderio di affermazione, di sfida, di ribellione alle norme sociali, è un urlo esasperato e disperato del proprio essere e della propria esistenza.
 Il corpo anoressico segnala un disagio psicologico di disarmonia, indica, attraverso di se’, la marginalità sociale subita e si trasforma in una incapacità di percepirsi. Il  corpo leggero, liberatosi dal peso della carne fluttua tra l’essere e il non essere e sperimenta nuove forme di stare al mondo. Il digiuno è una dipendenza, è affascinante, è eccitante, aumenta il senso di purezza e di potere spirituale. Vivere d’aria è una metafora che esprime il desiderio di essere in armonia con l’universo: finalmente esistere!  Tuttavia l’anoressia, oltre a far sognare, fa soffrire e porta alla disperazione. Questo nuovo stato diventa infine insopportabile e può portare anche alla morte.

 Le motivazioni alla base dei disturbi del comportamento alimentare appaiono legate ad un senso di inadeguatezza e alla incapacità di affermare la propria autonomia nei rapporti interpersonali.
 Il corpo diventa la causa del fallimento e della sensazione di impotenza e viene percepito come invadente, ingombrante e fonte di frustrazione. Permettersi di ingrassare significa sottomettersi alle malsane esigenze del corpo e viene concepito come una perdita di controllo della situazione.
 L’anoressia è una affezione tipica delle società opulente dove l’apparire è più importante dell’essere.


Che fare?

 Fondamentale l’approccio di tipo medico al fine di accertare eventuali danni biologici conseguenti allo stato di denutrizione. Importante in questa fase è il feedback che il  curante può inviare alla paziente sulle reali condizioni e sui segni che il corpo invia e che la paziente stessa non è in grado di percepire.
 Questo tipo di intervento andrà integrato con altri interventi basati sull‘ approccio psicologico, altrimenti, concepito da solo, può diventare rischioso in quanto tende a mantenere la situazione in una fase di stazionarietà rendendo la paziente ancora più irritabile, infantile e ribelle.
 Gli approcci di Counseling e psicoterapeutici mirano, invece, alla soluzione, spostando l’attenzione dal corpo alla mente, dall’esteriorità all’interiorità, creando un adattamento creativo dell’organismo (mente - corpo) all’ambiente,  riportando la situazione ad un maggiore equilibrio e attivando le risorse personali allo scopo di ottenere un maggior stato di benessere.
 L’approccio medico, che comunque deve essere sempre complementare, diventa irrinunciabile ed indispensabile quando necessitino interventi in condizioni di pericolo di vita
 Il Counselor potrà, invece, aiutare la persona ad avvicinare il proprio corpo, valutarlo, valorizzarlo per quel che rappresenta e per le funzioni che esso ha, portandola poi a scoprire che esso rappresenta soltanto una parte del nostro essere. Il compito è quello di agevolarla ad esplorare l’ interiorità, il proprio modo di essere e di esprimersi, di rapportarsi al mondo nella dualità mente-corpo, tenendo presenti entrambe le parti.

Alberto Dea


Bibliografia:

- Callegari A., Scaparra D., Come affrontare Anoressia e Bulimia, Ed. Il Mosaici, 1998
- MacSween M., Corpi anoressici, Ed. Feltrinelli, 1993
- De Clercq F., Fame d’ amore, Ed Rizzoli, 1998
- Cazzullo C.L., Clerici M., Trattamento integrato dei disturbi alimentari, Ed. Masson, 2000

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