Nel mese di Giugno di quest’ anno si è rivolto a me un giovane uomo di 42 anni, Gianfranco, mosso dalla grande determinazione di risolvere una cefalea, diagnosticata come muscolo tensiva, della quale soffriva da molti anni. In tutto questo tempo si è rivolto a molti Medici e a numerose Strutture Sanitarie, con l’ intento di affrontare radicalmente la questione e porre fine a tutti i suoi disagi causati da “mal di testa”. È stato trattato farmacologicamente con vari presidi anticefalalgici, non ultimi gli antidepressivi, ed è stato perfino sottoposto ad un intervento chirurgico otoiatrico, con risultati molto deludenti, che hanno favorito l’ insorgenza di una grande sfiducia nella possibilità di una soluzione. G.F., lentamente nel tempo, ha messo in atto tutta una serie di schemi comportamentali al fine di evitare l’ insorgenza del disturbo che è andato via via intensificandosi sia come dolore che come frequenza. Al momento in cui si è presentato presso il Punto Gestalt, la cefalea si presentava pressoché quotidianamente, costringendolo ad utilizzare in modo cronico il Sumatriptan, che lo aiutava discretamente dal punto di vista sintomatologico. La sua vita di relazione stava subendo delle limitazioni a dir poco esagerate e faticose: non usciva più con gli amici, evitava di uscire quando c’ era il sole, non si muoveva di casa se faceva freddo o il tempo era umido, non andava al mare, nel timore che ogni piccolo sforzo o stress psico-fisico potesse essere la causa scatenante della cefalea. E in questo modo, sia pure involontariamente, costringeva anche la sua compagna ad una vita piena di privazioni e scarsa di rapporti umani.
     L’ unica cosa che si concedeva abbastanza tranquillamente era qualche giro in motocicletta, purché le condizioni del tempo lo consentissero.
     Quando mi ha raccontava i suoi disagi, si capiva profondamente che era terrorizzato dall’ idea che qualsiasi cosa potesse scatenargli il mal di testa. E allora io o pensato di intraprendere insieme a lui tutta una serie di rimedi decisamente “paradossali” visto che anche la sua vita stava diventando di per sé un paradosso: infatti non ostante tutti i suoi evitamenti, la cefalea si presentava puntualmente tutti i giorni.

Strategia

     Gli ho chiesto di eseguire con scrupolo e attenzione le seguenti indicazioni:
tutti i giorni, dalle 18 alle 18.30, momento in cui era libero sia dagli impegni di lavoro che da quelli personali, si sarebbe dovuto chiudere in casa, concentrarsi su di sé e prodigarsi a farsi scatenare una forte cefalea. La raccomandazione fu quella di chiedergli soprattutto di eseguire l’ “esercizio” con grande impegno, in modo da ottenere il massimo del risultato(!), senza tuttavia chiedermi la ragione logica dell’ esercizio stesso. Un po’ stupito ha eseguito tutto questo e, quando ci siamo rivisti la settimana successiva, sembrava demoralizzato perché non era riuscito nemmeno una volta a procurarsi il mal di testa. Non solo, ma nelle due settimane successive registrò di non aver sofferto quasi mai di cefalea, tanto che il consumo di Sumatriptan si era praticamente ridotto a zero.
     L’ effetto sembrò da subito molto efficace e molto veloce ad instaurarsi.


     Il mio pensiero, in questo caso, fu quello di creare in G:F., considerando la sua grande paura della cefalea,   una sorta di resistenza alla cefalea stessa, che però doveva essere autoindotta, ossia doveva venire da lui e non da rassicurazioni esterne. Presto si rese conto che era proprio la sua paura di contrarre il mal di testa a non consentirgli di procurarselo, e questa, abbastanza velocemente, era diventata una regola che poteva valere anche al di fuori dei trenta minuti dell’ esercizio.
     Si trattò, in pratica, di utilizzare in modo positivo proprio la sua paura, anziché cercare di attenuargliela! Ed fu proprio questo il paradosso.

Conclusioni

     Nelle sedute successive ancora, il successo di questa strategia ha fatto si che G.F. abbia iniziato a vivere una vita di relazione sempre più soddisfacente per lui: ha ricominciato ad uscire, ad andare al mare e al sole, ha preso le ferie per andare all’ estero in moto, è andato in piscina e si è messo perfino in competizione con qualche amico, vivendo sempre più con soddisfazione la quotidianità.
     Il farmaco non è più stato utilizzato e perfino il tono dell’ umore della compagna, ormai molto rassicurata, ha giovato alla performance della coppia.

                                                                                                                                   Alberto Dea

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