Giochi per adulti    

   A che gioco giochiamo? E’ l’inizio di un incontro tra bimbi, ma anche l’incipit di un coinvolgimento che innesca ruoli, poteri, seduzioni e relazioni di gruppo. E’ anche il titolo di un libro di Eric Berne, il padre fondatore dell’ Analisi Transazionale.

   Quella che qualcuno ha definito la psicoanalisi della comunicazione, ha proprio come oggetto la comunicazione, anzi meglio la transazione, “unità del rapporto sociale”. Si potrebbe definire come unità dello scambio comunicativo tra individui, sia esso verbale, paraverbale e non verbale.

   L’Analisi Transazionale fa una doppia analisi sulla transazione in corso: una strutturale e una transazionale. Quella strutturale legge i soggetti coinvolti in base ad una struttura fissata in tre stati dell’Io (Genitore - Adulto - Bambino) che abitano dentro ogni individuo e che possono avere sviluppi e apprendimenti diversi. Uno stato dell’ Io è un sistema coerente di comportamento. Lo stato Bambino è archeopsichico ed è quello più vicino alle pulsioni. Lo stato Adulto è l’organizzatore e gestore dell’attività mentale e di scambio presente con l’ambiente. Lo stato Genitore è quello deputato alle istanze superegoiche e genitoriali apprese in infanzia.

   L’analisi transazionale studia invece come gli Stati interagiscono nelle transazioni. Vi sono transazioni complementari, incrociate ed ulteriori. La complementare è quando in cui lo stato dell’io che innesca la comunicazione (es. Bambino) chiama in causa il suo complementare (es. Genitore) e quest’ultimo nell’interlocutore risponde: le forze relazionali in campo si corrispondono e completano, perciò la comunicazione continua. Diversamente vanno le cose con le transazioni incrociate in cui le aspettative di uno stato dell’io non vengono corrisposte dallo stato dell’io dell’interlocutore: ne esce un conflitto o l’interruzione della comunicazione. Per il gioco ci interessa particolarmente la transazione ulteriore: prevede due piani della comunicazione. Uno sociale (la scuola sistemica lo chiamerebbe di contenuto) che vede due stati dell’Io coinvolti e uno nascosto, pre-conscio che AT chiama psicologico che vede coinvolti altri due stati dell’Io (sempre la scuola sistemica lo chiamerebbe di relazione).  E’ proprio questa transazione ulteriore psicologica che determina l’esito della comunicazione e definisce la relazione tra i due interlocutori.

   L’Analisi Transazionale con questi strumenti teorici è interessata al manifestarsi fenomenologico delle transazioni e non tanto a strutture identitarie degli individui. Il mondo umano è attraversato da comunicazioni che rispondono alla fame umana di stimolo, riconoscimento e struttura - organizzazione che gli animali umani si corrispondono attraverso carezze psicologiche. Organizzano il tempo per rispondere con azioni sociali a questi bisogni. Esistono 5 tipologie di attività sociali:

 

  1. Attività
  2. Rituali
  3. Passatempi
  4. Giochi
  5. Intimità

 

   L’attività o procedura si occupa principalmente di transazioni materiali e loro organizzazione. “ Transazioni complementari semplici dell’ Adulto dirette alla manipolazione della realtà”, la cui finalità ultima è l’ efficacia.

   I rituali sono “serie stereotipe di transazioni complementari semplici, programmate da forze sociali esterne", “atti di obbedienza alle tradizionali prescrizioni dei genitori". In realtà, come vedremo in “Giochi iniziatici”, non è corretto pensare il rituale come una procedura sociale di mera esecuzione di volontà esterne: o meglio sarebbe corretto purchè si distingua rito da rituale.

   Il passatempo attiva nell’incontro l’incognita non stereotipata e l’individuo per difendersi attiva “serie di transazioni complementari, semplici, semi-ritualistiche sistemate intorno ad un singolo campo di materiale”. Si scambiano "gradevoli carezze reciproche” tra sconosciuti e con una grande prudenza, entrando nel rituale quando l’esposizione è troppa.

   “Capolinea” della fame di carezze umana è l’intimità, l’unica in grado di saziare veramente il bisogno di riconoscimento senza “elementi lusori”. Un incontro autentico che spesso è al massimo duale e di coppia. Salute e sazietà delle transazioni ha delle caratteristiche di cui parleremo in seguito, dopo aver parlato del gioco.

   Prima di addentrarci sul tema, mi preme sottolineare che il libro di Berne è ambientato in Usa ed è del 1964, perché altrimenti non risulterebbe spiegabile la sua scala valoriale delle transazioni. In una società a solidarietà meccanica (Emile Durkheim) privo di una mobilità sociale e di una convivenza contrattualistica, non avrebbe senso parlare di intimità ne di relazioni se non codificate ritualmente. Solo in società a solidarietà organica, con rischio di anomia in cui è subentrata la cura e attenzione per la libertà, in cui la fluidità delle relazioni umane è stabilizzata solo da fragili contrattazioni si può pensare all’intimità come la transazione più autentica. Inoltre aggiungere come fa Berne, “la società non ama la spontaneità se non in privato”, relegando l’autenticità al piccolo spazio della coppia. Nel mondo della libera concorrenza, o forse libertà ma anche individualismo, l’intimità “esige la massima circospezione”  e “il buon senso ci avverte che gli altri possono sempre approfittarne", mentre “il bambino teme la spontaneità perché lo induce a scoprirsi troppo”. In questa terra e in questo tempo specifico in cui la prudenza sembra saggezza, il gioco acquista un valore ed una importanza particolare. “I giochi sono per così dire compresi fra passatempi e intimità”, perché l’intimità è appagante ma rischiosa mentre il passatempo, che si nasconde nel semi-ritualismo, con il tempo annoia" a furia di ripetizioni” (198).

   Ecco che allora “la grande maggioranza si rivolge ai giochi … che finiscono per riempire la maggior parte delle ore più interessanti dedicate alle relazioni sociali”, inoltre conservano il sapore gruppale più che dualistico, come l’intimità della coppia.

   Ma l’ Analisi Transazionale ha un modo particolare di intendere il gioco, non del tutto in linea con quello che si è trattato nei precedenti articoli.

   L’ AT definisce gioco “una serie progressiva di transazioni ulteriori complementari rivolte ad un risultato ben definito e prevedibile… Insieme ricorrente di transazioni, spesso monotone, superficialmente plausibili, con una motivazione nascosta … mosse truccate”. Per cui il gioco ha una transazione ulteriore inconscia oppure conscia (baro), che mette in scena un copione fissando ruoli e dinamiche di relazione, in cui i soggetti coinvolti si sentono agiti più che agirli. A differenza dei passatempi e dei rituali (oltre che il piano ulteriore) esige un pagamento ad un bisogno celatamente espresso. Il gioco ha una tesi nascosta che cerca di realizzare e solo l’analisi del gioco stesso permette di svelarla e di lì agire un’antitesi che lo disattiva. Il gioco ha un sua dinamica di mosse spesso apprese nell’infanzia e reiterate in una coazione a ripetere. Come già abbiamo detto ha un piano sociale visibile e uno psicologico di relazione che richiede l’analisi per scoprirlo. Ovviamente proprio perché esige un pagamento, il gioco comporta dei vantaggi alle dinamiche psicologiche e sociali, nonché vantaggi biologici ed esistenziali . Ma anche tutti chiesti non sono subito evidenti. Ma in buona conclusione nelle transazioni con gli altri siamo prede dei giochi che ci agiscono.

   Berne, usando spesso categorie della psicoanalisi, si rivolge alle relazioni tra individui e ritiene che i giochi siano copioni di comportamento, “schemi fissi di stimolo e reazione” appresi nell’infanzia, agiti da adulti e oscurati “dalle nebbie sociali”. Le pochissime occasioni di intimità, sono compensate dai molti giochi: i giochi “dinamiche dell’inconscio piano di vita di ogni individuo… servono a riempire il tempo in attesa della conclusione definitiva promuovendo l’azione. L’ultimo atto esige o un miracolo ( pagamento costruttivo ) o una catastrofe ( pagamento distruttivo)”.

   Di fondo il gioco è “ manipolativo” e la sua finzione è di “barriera all’intimità".

   Fin dal 1962 Eric Berne aveva stilato una raccolta di giochi divisi per ambito (di vita, coniugali, di società, sessuali, di malavita, delle relazioni d’aiuto), ognuno con analisi specifica.

   Scopo dell’analisi del gioco, che è la terapia, è rendere il soggetto consapevole del gioco che sta attuando rompendo così la coazione a ripetere e agendo delle antitesi paradossali al gioco stesso che ne disinnescano l’attivazione.

   Stranamente, perché i giochi “hanno tutti di necessità un elemento di sfruttamento", l’autore stesso dedica un capitolo ai giochi buoni. “Buono è … quel gioco che contribuisce sia al benessere degli altri giocatori sia alla completa realizzazione di chi è parte in causa”. Ne analizza 5: “Vacanza di lavoro” ( in cui lavoro e vacanza si intrecciano), “Il cavaliere” (gioco di corteggiamento ma senza seduzione) , “Lieto di essere utile” (il gioco della filantropia), “Il sapiente del villaggio” (il gioco del saggio) e “Saranno contenti di avermi conosciuto” (una vendetta per ostentazione di bontà). Insomma nonostante mantengano l’elemento lusorio e manipolativo della realtà, hanno un bilancio personale e sociale che porta un benessere o perlomeno un ben stare.

   I giochi, sottolinea inoltre, si trasmettono “da una  generazione ad un’altra”  ma sempre in un’ottica di una “catena” da rompere. In tal senso, però, hanno a che fare con l’educazione (come abbiamo riscontrato altrove): “ educare i figli significa soprattutto insegnare loro quali giochi devono giocare” . Di qui l’idea che fratrie, compagnie e intimi giocano gli stessi giochi.

   Vi è nel pensiero di Berne, però, un’eccessiva fiducia nella consapevolezza e del potere liberante di essa. Un mito illuminista di cui era vittima anche il padre spirituale: Freud. La consapevolezza del gioco che stiamo giocando dovrebbe interrompere la sua coazione a ripeterlo. In tal senso l’AT con le sue analisi dei giochi ci porta in primo piano il lato ombra del gioco, quella parte che altrove abbiamo detto “il gioco ti gioca". Inoltre mette in luce quanto i giochi siano cose serie per gli esseri umani tanto da muovere poteri e seduzioni, nonché liberare e allo stesso tempo vincolarci, giocandoci appunto. Ma può esistere un punto neutro fuori dai giochi, in cui lo sguardo della coscienza è così al di fuori da liberare ogni scelta ? Un lavoro infinito nell’inconscio dei giochi e in particolare nella loro ombra, avrà mai una fine senza il rischio di perdere il fine?

   Nonostante sia condivisibile l’affermazione di Berne “l’individuo deve assicurarsi il controllo personale e sociale, in modo da far diventare tutti i tipi di comportamento … prodotti di libera scelta, dipendenti solo dalla volontà", il dubbio che il questa ricerca sui giochi si evince è se sia possibile essere liberi solo analizzando il gioco da fuori. Anzi forse la tesi che si sostiene è che ci si libera solo giocando, in un equilibrio sempre ritrovato e da ritrovare nell’agire il gioco: quindi un processo di consapevolezza ma anche di pragmatico sperimentarsi. Certo che questo approccio appartiene più alla Gestalt, in cui la consapevolezza è una “gaia scienza” (F. Niezschie)  in equilibrio tra luce e ombra, che si scioglie solo nell’atto della scelta. Perciò la domanda “A che gioco giochiamo?" posta da Berne, per analizzare il gioco di cui si è preda per approdare alla fine dei giochi direttamente nell’intimità, qui è solo un incipit a giocare ancora. Un invito a continuare i giochi tra adulti, con il serio dubbio che anche l’intimità sia un gioco. Rimane, comunque, il grande valore dell’ Analisi Transazionale nel guardare l’ombra del gioco nel scandagliarla per giocare a giochi più autentici. Ben venga perciò anche lo sguardo che analizza di fianco e con il gioco, purchè non si illuda di esserne fuori. Un lavoro di ricerca fine, inesauribile ma non per questo non valida: se non altro per non presentarsi al gioco come dei bari o delle vittime, preda di solo illusioni. Non bisogna dimenticare che per giocare sul serio, l’unico gioco che ci fa crescere, bisogna esporsi ad esso più autentici possibili e il clima da tutelare è di fiduciosa esplorazione di sé. Nel caso contrario il gioco diviene un diversivo dal nucleo del sé e della propria ricerca di individuazione (sia per l’ombra che per il concetto di individuazione il riferimento è alle teorie junghiane ): il gioco in quel caso è solo divertimento.

   Ma sotto un altro aspetto lo stesso Berne non è così lontano da queste tesi: leggendo il capitolo che lui dedica all’autonomia, considerata maturità, libertà e fine ultimo della terapia, questa viene presentata con tre caratteristiche. La prima è la consapevolezza ma intesa come “percezione eidetica”  ed “esige che si viva presenti, quanto al luogo e al momento e non altrove, nel passato e nel futuro “. Quindi non una coscienza totale ed onnicomprensiva dell’esistenza, con ampi respiri di progettualità ma piuttosto come una capacità di presentificare, di abitare il qui e ora con autonomia di scelta . Insomma, come attori e questa idea è molto vicina alla Gestalt e al suo “qui e ora” .

   La seconda caratteristica è la spontaneità: “scelta, libertà di selezionare ed esprimere uno dei sentimenti disponibili … liberazione … dal dominio che ci è stato inculcato”.

   Terza caratteristica è l’intimità come “franca e immediata espressione di sé, senza elementi lusorii … liberazione del bambino eideticamente percettivo, incorrotto, ingenuo e capace di essere presente nel luogo e nel tempo” svincolato dalle forze esterne sia seduttive che impositivo-genitoriali che snaturano la libera espressione di sé, che troverà nel contatto con la realtà la sua naturale forma e confine (si veda anche il concettosi experiencing e di tendenza attualizzante di Carl Rogers . In tal senso l’analisi delle ombre per non reiterare schemi in autentici di gioco e agire giochi artificiali è preziosa. Non a caso il primo invitato al gioco è il bambino libero, istanza strutturale anche nell’adulto.

   In conclusione, raccoglierei l’invito riflessivo dell’ Analisi Transazionale di riflettere (appunto) sui giochi per esporci al gioco in modo sempre più autentico.

  

Bibliografia: 

  • Eric Berne , “A che gioco giochiamo”, ed. Tascabili Bompiani, 2005
  • Henri F. Ellenberger, “La scoperta dell’inconscio”, ed. Bollati Boringhieri, 1995
  • Friederich Nietzschie, “La gaia scienza” , ed. Adelphi , 1992
  • Carl Rogers, “La terapia centrata sul cliente” , ed. Martinelli , 1994
  • Emile Durkheim , “La divisione del lavoro sociale”

 

          … per una riflessione più teorica                               

                                                                                      Massimo Galiazzo

Collaborano con noi