Winnicott in “ Gioco e realtà” scrive :

“Se il bambino deve diventare adulto, allora questo passaggio avviene sul cadavere di un adulto“


Questo tema tanto caro ai riti di passaggio dell’adolescenza ripropone il conflitto sotto l’ottica di questo originale psicoanalista.
L’aggressione alla figura genitoriale o comunque nutritiva per la propria crescita, con la quale si è tessuta una relazione di dipendenza, è il ritmo naturale degli affetti. L’oggetto che ha avuto grandi investimenti affettivi e da cui si è stati dipendenti , subirà un attacco: questo è il prezzo da pagare per crescere . La resistenza di questo oggetto influenza lo “sviluppo” e secondo W. è alla base di  “ una teoria dell’aggressività”. W. scrive: “ non è necessario concedere all’aggressività innata più di quanto le sia dovuto” , perché più che ad un innatismo, l’autore pensa ad uno sviluppo nelle potenzialità affettive. Attraverso la rabbia e il conflitto si sviluppa la relazione affettiva. Nel pieno della riflessione analitica oggettuale, W. scrive: “ vi è sempre l’assunto, nella teoria ortodossa (psicoanalitica), che l’aggressività sia reattiva all’incontro con il principio di realtà, mentre qui è la pulsione distruttiva che determina la qualità dell’esteriorità". Detto in altre parole, mentre
nell’ortodossia la rabbia è legata all’incontro tra principio di piacere e realtà con le conseguenti frizioni e compromessi qui è proprio la rabbia a determinare il confine di ciò che è esterno a me perché non sempre disponibile e nel contempo a confinare me.
La scansione della relazione affettiva con l’oggetto d’amore assomiglia molto alla dialettica hegeliana:

1. "  Il soggetto entra in rapporto con l’oggetto
2. L’oggetto è in processo di venire trovato invece che posto dal soggetto nel mondo
3. Il soggetto distrugge l’oggetto
4. L’oggetto sopravvive alla distruzione
5. Il soggetto può usare l’oggetto. "

La distruzione, per non essere a mia disposizione, rimane nella fantasia e “diventa il sottofondo inconscio dell’amore per un oggetto reale, vale a dire un oggetto al di fuori dell’area del controllo onnipotente del soggetto”. La distruttività e la resistenza dell’oggetto alla distruzione sono essenziali per crescere ed apprendere la reale esteriorità dell’oggetto stesso .
Questa è la via della crescita in termini affettivi.
Applicato alla sfida adolescenziale nei confronti del mondo adulto, il conflitto è ineliminabile anzi è l’unica porta per crescere. Scopo dell’adolescente è distruggere l’adulto e in particolare quello di riferimento, il genitore. “Il meglio” che possa fare quest’ultimo “ è di sopravvivere “ e “ di sopravvivere intatto “, cioè congruente a sé stesso. Lo scontro e la sfida vanno raccolti altrimenti l’adolescente non cresce: per cui bisogna accettare di essere usati come oggetti da distruggere e resistervi .
L’interessante dello stile relazionale che W. propone è simile a quello già visto nelle arti marziali: “la comprensione è stata sostituita dal confronto” e “ il confronto appartiene ad un arginare che è non vendicativo , privo di spirito di ritorsione , ma che ha la propria forza “ . La forza stabile di chi resiste come punto di vista differente .
Senza questo scontro-incontro l’adolescente non cresce e “la ribellione non ha più senso e – se – vince troppo presto – viene – preso nella propria trappola". “La società ha bisogno di essere scissa dalle aspirazioni di coloro che non sono responsabili “ e ha anche bisogno che gli irresponsabili combattano chi detiene il potere della gestione . Ha bisogno che gli adulti resistano al cambiamento , che consente di misurare il sogno idealistico adolescenziale con la realtà . “Se gli adulti abdicano, l’adolescente diventa adulto prematuramente e attraverso un processo falso"  e il sogno dell’adolescente da motore del vivere e dell’esplorare diviene vuoto fantasticare (vedasi articolo “Diamo luogo ai giochi”) .
Allo stesso tempo la società ha bisogno che lo spodestamento avvenga per riassettare il potere della gestione in modalità nuove e del tutto impreviste, generando i cambiamenti storici. Infatti la tensione adolescenziale mina il potere organizzativo adulto alle sue basi perché ne coglie le faglie incoerenti , ma allo stesso tempo non ha dimestichezza con la realtà.
Non si tratta di capirsi, dunque, quanto di raccogliere il conflitto perché solo così la relazione per entrambi avrà un salto qualitativo di sopravvivenza al di là delle ferite narcisistiche: i fantasmi delle morti apparenti, porteranno ad una forza di agire più radicata e temperata nel mondo. Solo attraverso questo duello si sopravvive alle tante morti apparenti.
Non è più questione di indipendenza o dipendenza la crescita, quanto casomai di autonomia nell’interdipendenza. Compito ben più arduo di vincere o perdere con il proprio nemico relazionale.


Bibliografia:
o Donald W. Winnicott “Gioco e realtà “Armando Editore 2006 ( edizione originaria Tavistock Pubbblications, London 1971 )


          … per una riflessione più teorica                       Massimo Galiazzo

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